Suoni e orizzonti: viaggio tra strumenti inattesi
Della collezione di Luigi Blesio. A cura di Flavio Dassenno.
La mostra di strumenti musicali orientali raccolti dall’appassionato collezionista bresciano, Luigi Blesio, durante i suoi numerosi viaggi è l’esemplificazione di un motto: “Rendo lieti in un tempo gli occhi e il core”, inciso su un clavicembalo veneto rinascimentale.
La collezione cerca di trasmettere al grande pubblico non solo il fascino visivo, affidato all’alta qualità estetica delle forme, dei profili, delle sculture, dei materiali e delle ricche decorazioni d’intarsio o pittoriche degli strumenti, ma anche, con un poco di fantasia e immaginazione, quello più importante: il loro mondo di suoni.
Il suono occidentale è legato all’esecuzione di musica più terrestre che celeste, mentre l’oriente e il mondo africano, riconoscono nel vibrare di una corda o nel soffio di un flauto etnico una sorta di movimento primigenio che ha dato origine al cosmo. A differenza del pensiero occidentale, che si nutre di astrazioni concettuali, la filosofia del suono in Africa e in Oriente si concentra sulla risonanza interiore, la connessione col creato e l’esperienza vissuta; i concetti di ritmo e di vita sono indissolubilmente uniti. Il suono non è semplice intrattenimento, come fondamentalmente è da noi; è espressione dell’esperienza dell’uomo immerso nel mistero dell’infinito.
L’esecuzione musicale orientale o africana più genuina vuole sottolineare la “quadruplice trasformazione”: il suono e l’arte devono ricreare e imitare, vivere fondendosi con le forze acustiche della natura stessa, l’impeto del vento e il fragore del tuono o delle esplosioni vulcaniche.
Fioriscono le più incredibili leggende sull’origine del suono come nascita dell’universo e, di conseguenza, di tutti i suoni del mondo.
Noi non siamo stati abituati ad “entrare” nei suoni, gli orientali soprattutto, sì. Distinguono ancora tra il suono udibile e non udibile, praticando la teoria cosmologica che esplora la natura del suono nella sua forma più pura, antica e misteriosa.
La ricerca sonora in Oriente e in Africa è un mezzo, non un fine, non è una pratica consumistica, edonistica e compulsiva, è strettamente legata a pratiche spirituali come lo yoga e la meditazione, o alla celebrazione di benefici riti collettivi: una connessione tra l’individuo, la natura e l’ordine cosmico, un ponte tra il visibile e l’invisibile. Entrambe le tradizioni considerano il suono come una forza viva e potente che connette l’individuo al mondo, alla comunità e al divino.
Dalla collezione, costituita da circa 300 esemplari, sono stati scelti alcuni piccoli nuclei delle famiglie più importanti dello sterminato patrimonio di Asia e Africa. Si descriverà qui brevemente l’origine e la consistenza della collezione nonché l’uso meraviglioso ed eclettico, sacro e profano, delle realtà in cui questi strumenti generalmente operano, seguendo le tracce propositive che Mercanteinfiera ha voluto allestire anche quest’anno per il suo impegno culturale.Questa mostra è dedicata a Fabrizio Cassano, che ci ha lasciati prima di averla vista realizzata. Il suo spirito è parte integrante di tutto quello che vedrete.
