Dai menù reali al Titanic fino alle cabine telefoniche – A Mercanteinfiera le straordinarie storie degli oggetti
A Fiere di Parma (3 – 11 ottobre) mostre collaterali dedicate a strumenti musicali, menù storici, fazzoletti e telefonia pubblica raccontano gli oggetti come archivi involontari di rituali, relazioni, pratiche sociali e memorie collettive. Ilaria Dazzi, Brand Manager: “Gli oggetti non conservano soltanto la memoria delle cose: conservano il modo in cui le persone hanno abitato il proprio tempo”.
(Parma, 29 Giugno 2026) – Un fazzoletto ricamato. Un menù del Titanic. Una cabina telefonica. Uno strumento birmano che nessuno sa più suonare. Oggetti nati per accompagnare la vita e diventati, quasi senza accorgersene, custodi silenziosi di storie che il tempo ha reso straordinarie. Mercanteinfiera Autunno 2026, in programma a Fiere di Parma dal 3 all’11 ottobre, porta alla sua 45ª edizione quattro mostre collaterali che esplorano la cultura materiale attraverso oggetti nati per accompagnare la vita comune e diventati, nel tempo, archivi di memoria collettiva.
Tra i principali appuntamenti internazionali dedicati all’antiquariato, modernariato, design storico e collezionismo, la manifestazione torna con un programma che trasforma frammenti del vissuto in chiavi di lettura della storia, del costume e della memoria.
È proprio in questo solco che si inserisce Vintage Photo Parma, novità dell’edizione autunnale: una sezione dedicata alla fotografia vernacolare, anonima e vintage, nata dall’interesse crescente che questo genere sta raccogliendo nel collezionismo internazionale e dalla volontà di Mercanteinfiera di aprire un nuovo spazio di ricerca visiva. In collaborazione con Fabio Castelli, la sezione presenta opere di artisti contemporanei che reinterpretano fotografie anonime attraverso manipolazione e montaggio, affiancate da una selezione di immagini vernacolari prodotte tra l’invenzione della fotografia e la fine dell’era analogica: tracce visive di memoria, affetti e celebrazione. Completano il percorso fotografie scelte per la loro efficacia visiva e concettuale, anonime e non, dalle origini del medium fino alla metà del Novecento.
“Suoni e Orizzonti: viaggio tra strumenti inattesi”, a cura di Flavio Dassenno e Luigi Blesio, raduna a Parma strumenti musicali provenienti da Africa, India, Tibet, Indonesia e Birmania: il frutto di decenni di viaggi del collezionista bresciano Luigi Blesio. Liuti santal con sculture antropomorfe, arpe birmane, sarinda himalayane, rebab afghani: manufatti costruiti a mano, ciascuno irripetibile, molti ormai scomparsi anche nei luoghi d’origine. Quegli strumenti hanno perso la funzione sonora che li aveva generati, ma conservano intatta la capacità di restituire gesti artigianali, tradizioni musicali e culture lontane dall’immaginario occidentale.
Il confine tra documento e oggetto si assottiglia con “Un mondo di menù”, curata da Maurizio Campiverdi, Franco Chiarini, Giulio Fano, Matteo Ghirighini e Roberto Liberi per Garum, Biblioteca e Museo della Cucina. La mostra, il cui catalogo ha vinto il Gourmand Awards 2025, porta a Parma circa 70 pezzi scelti tra i 400 originali dell’intera collezione: dal più antico menù a stampa conosciuto, datato 1803, a uno dei menù del Titanic, al foglio manoscritto con dedica autografa di D’Annunzio per il pranzo dei Bersaglieri ciclisti a Fiume, fino ai menù dei matrimoni di Carlo e Diana e di William e Kate.
“Ricami di storia: il fazzoletto tra moda, memoria e galateo”, in collaborazione con Arcadia e a cura di Ilaria Dazzi e Simona Palo, percorre tre secoli di cultura materiale italiana ed europea attraverso esemplari che vanno dal Settecento al Novecento: fazzoletti da sposa, fazzoletti nobiliari, fazzoletti recanti le firme dei soldati della Grande Guerra. Oggetti che hanno attraversato rituali d’amore, codici del galateo e convenzioni sociali, restituendo uno spaccato inatteso sulla storia del costume e delle relazioni tra persone.
Chiude il programma “Pronto chi parla? L’evoluzione della telefonia pubblica italiana”, a cura del Museo della Telefonia Pubblica di Leonmario Moretti. Le cabine telefoniche sono ormai reperti di un’archeologia recentissima: così presenti per decenni da diventare invisibili, sparite nel giro di pochi anni insieme alla funzione per cui erano nate. La mostra le restituisce non come tecnologia obsoleta ma come piccole stanze pubbliche dedicate all’urgenza, l’infrastruttura relazionale attraverso cui generazioni di italiani hanno tenuto in vita distanze, affetti e conversazioni che non potevano aspettare. E insieme, il ricordo di una libertà dimenticata: quella di essere raggiungibili soltanto per il tempo di una telefonata.
L’edizione autunnale propone inoltre la sezione speciale dedicata a libri e manifesti vintage, in collaborazione con Luca Cena.
“Ci sono oggetti – dichiara Ilaria Dazzi, Brand Manager di Mercanteinfiera – che attraversano la vita quotidiana senza che nessuno li noti davvero, finché il tempo non li rivela come testimonianze. Le mostre di questa edizione di Mercanteinfiera nascono da quello sguardo sulla cultura materiale come archivio involontario di linguaggi, rituali e forme di convivenza. Perché gli oggetti non conservano soltanto la memoria delle cose: conservano il modo in cui le persone hanno abitato il proprio tempo”.
