di Samantha De Martin

Gli antichi “giocattoli con le pale” conferiscono all’arredamento un tocco di eleganza ed esclusività

In principio erano semplici “agitatori d’aria” necessari a portare un po’ di fresco antico negli uffici, nelle stazioni, in fabbrica. Col tempo i ventilatori d’epoca sono divenuti l’oggetto del desiderio di personaggi dello spettacolo e soprattutto dei collezionisti alla ricerca del pezzo esclusivo da piazzare nei salotti, nelle cucine delle case al mare, nelle verande dei vip e, in alcuni casi, nei set cinematografici. Come nel caso del set del “Paziente inglese”, dove il ventilatore d’epoca che compare in alcune riprese è quello recuperato da Casablanca-Fantique, prima azienda al mondo specializzata nella commercializzazione di ventilatori antichi da soffitto provenienti dall’Europa e dagli ex possedimenti coloniali inglesi. Il suo fondatore, Brunello Fabbri, grazie alla sua passione, è riuscito a portare questi oggetti rari dai “mercatacci” di Mumbai ai dammusi di Giorgio Armani a Pantelleria o nel salotto di Renzo Arbore. Ed è lui a svelarci alcune curiosità relative a questo universo affascinante ma forse, per alcuni, poco noto.

In attesa della prossima edizione Autunno di Mercanteinfiera – che si terrà alle Fiere di Parma dal 5 al 13 ottobre – dove, tra i vari stand, si potranno ammirare anche diversi modelli di ventilatori d’epoca, abbiamo cercato di ricostruire la storia e l’evoluzione di questi curiosi oggetti, rinvenuti molto spesso dai collezionisti tra le bancarelle di vecchi mercati asiatici, risistemati, riassemblati e fatti rivivere.

“Perché non è sufficiente far girare un motore – spiega Bruno Fabbri -. Il ventilatore deve essere silenzioso, non deve dondolare e le sue pale devono essere belle e perfette”.

@credits Fantique

Qualcuno potrà domandarsi perché oggi, nonostante le “prestazioni” – indubbiamente maggiori e più efficienti – dei condizionatori d’aria, questi vecchi “giocattoli con le pale”, talvolta molto costosi, continuino a essere particolarmente ricercati non soltanto dai collezionisti.

Ad apprezzarli sono soprattutto quanti mal sopportano l’aria condizionata. E poi il loro impiego è reso possibile anche nelle dimore storiche dove il montaggio dei moderni motori non è consentito. Ma la cosa che maggiormente affascina di questi pezzi è la loro capacità di conferire all’arredamento un tocco di eleganza ed esclusività grazie alla loro storia.

Gli “agitatori d’aria” – così si chiamavano originariamente i ventilatori – si possono infatti considerare i primi elettrodomestici della storia prodotti verso la fine del 1800 per essere utilizzati principalmente nelle stazioni, nelle fabbriche, negli uffici pubblici.

Le più importanti industrie europee li realizzavano in molti casi per esportarli nelle aree coloniali dove il clima caldo ne richiedeva un impiego costante e continuo.

L’impresa metalmeccanica italiana Ercole Marelli, fondata dall’omonimo imprenditore nel 1891, è stata ad esempio la prima, a partire dal 1896, a intraprendere la fabbricazione degli “agitatori d’aria”, fino a quel momento importati dagli Stati Uniti, diventando una delle aziende leader del settore a livello mondiale.

La nostra Ercole Marelli, assieme a marchi come Siemens, Crompton Parkinson, all’americana General Electric e Westinghouse, e persino alla giapponese Hitachi – con i suoi inconfondibili modelli caratterizzati da una sobria eleganza – già nei primi anni del 1900, è stata tra le maggiori esportatrici.

In particolare, il “Marelli Rame” – nato per ambienti di prestigio e di rappresentanza e commercializzato fino ai primi del Novecento, è il primo modello a corrente continua di grandi dimensioni prodotto dall’azienda, l’unico con il corpo motore in ghisa rivestita di rame.

Firmati Marelli sono anche i modelli “Flower D.C”. – stilisticamente riconducibili ai canoni dello stile Liberty, con il corpo motore ispirato alla forma di un tulipano – e il “Flower Big”, all’epoca considerato avanzatissimo, ma oggi molto raro.

I modelli “più recenti” provengono invece dalle fabbriche indiane, USHA, India Electric Works, Kassel e Tropical, che nel decennio tra il 1930 e il 1940 iniziarono la produzione di ventilatori per conto degli inglesi.

Tra i circa quaranta modelli diversi di ventilatori d’epoca, si distinguono pezzi con tre pale, ma anche con due e quattro, e dal diametro che oscilla tra i 90 e i 180 cm.

@credits Fantique

Da quelli realizzati con materiali come la ghisa, il legno e l’ottone, non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Una volta “scovati” – quasi sempre in vecchi mercatini – i ventilatori antichi vengono quasi sempre smontati e sottoposti ad un meticoloso restauro grazie ad artigiani esperti, in grado di comporre, restaurare, riassemblare e rifinire ogni genere di ventilatore, riportandolo all’originaria funzionalità. a mano dalle incrostazioni del tempo.

Prima di essere rimessi sul mercato i ventilatori necessitano infatti di una serie di procedure che vanno dalla pulitura della struttura portante, quasi sempre in ghisa, alla sostituzione di bulloni e viti con nuovi esemplari il più possibile uguali agli originali, fino alla sostituzione delle pale, quasi sempre in legno, che risentono maggiormente dell’usura.

Una volta rimontato il motore secondo gli antichi schemi di assemblaggio, fissate le pale al corpo motore attraverso le staffe di supporto, si arriva alla fase finale dell’equilibratura.

Ed è qui che subentra il supporto della tecnologia, visto che, per verificare l’esatta inclinazione delle pale e bilanciare perfettamente tutte le parti rotanti, occorrono macchinari elettronici ad hoc.

All’equilibratura seguono i test necessari alla verifica del motore – per garantire che corrisponda agli standard richiesti – il test per verificare la silenziosità e il collaudo di durata.

E finalmente questi antichi cimeli sono pronti per abbellire alberghi di lusso e dimore storiche, con il misterioso fascino che il tempo ha disteso su pale e motori, che si rinnova ad ogni accensione.