di Samantha De Martin

Alle Fiere di Parma fino al 13 ottobre

Un’edizione romantica, “digital” e anche un po’ nostalgica. Come la dolce vita romana che si affaccia dagli scatti di Elio Sorci, le spiagge assolate di Franco Fontana, i paesaggi di Mario Giacomelli che, in prestito dalla Collezione Bonanni Del Rio della Galleria d’arte BDC di Parma, accolgono i visitatori di una delle collaterali più belle di sempre, a Mercanteinfiera.
Ma è un autunno anche un po’ “fusion”, con l’eclettismo che mette in dialogo i maestri del linguaggio visivo come Luigi Ghirri, Ugo Mulas, Guido Harari, Ettore Sottsass, Mimmo Jodice e gli artigiani-stilisti che, dalla veneziana “scuola dei Calegheri” a Yves Saint Laurent, da Emilio Pucci a Givenchy, hanno fatto brillare i piedi più celebri al mondo, da quelli delle donne veneziane di fine Seicento a Sharon Stone. Non è infatti un caso che l’altra collaterale di questa edizione, “In her shoes”, sia nata in collaborazione con il Museo della calzatura di Villa Foscarini Rossi.

È tante cose insieme l’edizione numero 38 di Mercanteinfiera. L’appuntamento internazionale di antiquariato, modernariato design e collezionismo vintage di Fiere di Parma – che fino al 13 ottobre conduce appassionati d’arte, buyer, architetti o semplici curiosi attraverso i 45mila metri quadri di superficie espositiva – guarda già al 2020, quando Parma sarà Capitale della cultura, affrontando nuove sfide attraverso la forza di sempre più prestigiosi sodalizi e una grande capacità di rinnovamento.

Con la sua caleidoscopica essenza e l’indole frizzante, ad ogni visita sempre sorprendente, questa esperienza multisensoriale abbraccia quattro secoli di storia dell’arte, dal Seicento al design del Novecento, da Franco Albini a Giò Ponti passando dagli argenti di Lino Sabattini, l’artigiano sognatore. Ma invita anche a perdersi tra gonne, borse, pellicce, orologi, gioielli vintage per sognare una villa da re nell’universo fiabesco di Archi e Parchi. La sezione dedicata all’arredo dei grandi giardini trasforma infatti una parte del padiglione 5 in un lussureggiante giardino con oltre 20 specie diverse di camelie (protagonista sarà la Camelia Sasanqua), invitando il pubblico a degustare una tazza di tè dal sapore intenso, ottenuto da questo fiore di origine asiatica.
Inizia così questo viaggio nel tempo, dove ogni padiglione delle Fiere di Parma è un universo di storie, mani, aneddoti, racconti – alcuni noti, altri misteriosi – che seducono chiunque varchi la soglia di questa wunderkammer dove è bello vagare, perdersi, senza l’orologio al polso e un’idea ben precisa di cosa voler portare a casa.
Pupi siciliani e tolette portagioie, sgabelli da musicista ottocenteschi, una carrozza settecentesca diletto dei rampolli di chissà quale nobile famiglia veneta, un’arpa da tavolo, palline di Natale e campanelle decorate a mano lasciano il posto a ninnoli e bambole, manichini e Teste di Moro, arazzi e piattini in porcellana.

A caccia di curiosità
Curiosando tra una cucina alsaziana di tardo Ottocento e un elegante biliardo anni Quaranta in legno di rovere, è facile imbattersi in un baule del Cinquecento toscano che snocciola i sogni di un grande viaggiatore, in una Olivetti da reporter del 1930 o in una macchina da scrivere Corona del 1914 con tanto di chiocciola utilizzata come simbolo commerciale.
Un salvagente in sughero della prima metà del Novecento racconta un frammento della storia di Venezia (padiglione 3, stand E80 Antichità Longo).

 

@credits Still_life/Parma

 

Non passa inosservata la pendola monumentale realizzata a Napoli da Domenico De Vita nel 1891. Non vi assicuriamo che quando leggerete questo articolo, si trovi ancora allo stand E68 del padiglione 3 (Gogna srl). È davvero molto bella e qualcuno potrebbe averla già acquistata. La cassa è in noce massello, riccamente decorata secondo il gusto neobarocco. La statua di Cronos che impugna la falce, i grotteschi mascheroni, le quattro stagioni che sorreggono, ciascuna, un elemento simboleggiante il corrispondente periodo dell’anno, abbelliscono questo prezioso oggetto alto oltre tre metri.
Invece, del monumentale letto da oppio al padiglione 3 (stand H31 di Alberto Savio) si sa solo che proviene dalla Cina e che risale alla prima metà dell’Ottocento.
Anche la musharabia di inizio Novecento, con una scritta in arabo, sottolinea l’impronta “fusion” di questa bella edizione di Mercanteinfiera. Si tratta di un dispositivo di ventilazione naturale, utilizzato nell’architettura tradizionale dei Paesi arabi, caratterizzato da piccoli elementi in legno intarsiato, assemblati secondo un disegno geometrico, che sottraeva le donne a sguardi indiscreti.

 

@credits Still_life/Parma

 

Ci imbattiamo in un album dei porti risalente a poco dopo l’unità d’Italia, rilegato (cosa rara) e che contiene la descrizione dei principali porti italiani, con le condizioni nautiche – dalla direzione dei venti a quella della corrente – con la media annua degli introiti e il numero annuo dei bastimenti (padiglione 5, stand H06Botteghina d’arte – Galleria Kupros).
Ma il pezzo forte sono le stampe del Liber Chronicarum stampato a Norimberga nel 1493, il primo tentativo di raccontare il mondo attraverso la vedutistica. Ed è curioso notare come tutte le città siano descritte alla maniera tedesca, con le loro inconfondibili architetture.
Per un viaggio a 360 gradi tra l’arte e il design del XX secolo, basta fare un salto da Blow Up (padiglione 6 stand K011) di Alberto Squarcia tra le singolari figure di Massimo Biagi Miradario, mentre la camicia rossa di Garibaldi – arrivata al signor Giulio Torta tramite gli eredi di un luogotenente siciliano del generale – o ancora un anello templare del 1200 e uno scaldamano normanno sono gli highlight dello stand 43 (padiglione 3).
Armonia e cromia sono i principi ai quali Maurizio Salici (padiglione 5 stand L01) si è ispirato per dare vita alla sua collezione, una camera delle meraviglie dove ogni oggetto dialoga con gli altri pezzi in una composizione che è una festa per gli occhi.
Non possiamo, come ad ogni edizione che si rispetti, non fare un salto da Collezionando Gallery (padiglione 6 stand E26), dove Ada Egidio, con la travolgente passione che la contraddistingue, passa in rassegna le novità di questo autunno di Mercanteinfiera. “Romanticismo” è il fil rouge che lega gli artisti del suo stand, dove le delicate creazioni di Sara Lovari dialogano con l’ultrareale di Giampiero Abate, con gli acquarelli di Massimiliano Iocco e Igor Sava, con l’America anni Cinquanta-Sessanta di Alain Bertrand, e ancora con i segni zodiacali di Alessandra Carloni e la Monnalisa di Marco Lodola.
E a un prezzo decisamente accessibile, potrete portarvi a casa un irriverente nano colorato di Ottmar Hörl.

 

@credits Still_life/Parma

 

Un innovativo metodo di antifalsificazione
Sapete che anche le opere d’arte possono avere le impronte digitali? Per aiutare collezionisti e appassionati a proteggere bronzi, argenti, dipinti importanti, Fiere di Parma mette per la prima volta a disposizione del pubblico il servizio Fingerprint Authentication System. Nato dalla collaborazione tra il Centro Studi Archeometrici , Ars Mensurae e l’Università La Sapienza di Roma, il servizio propone un innovativo metodo di antifalsificazione basato su una vera e propria impronta digitale all’opera ottenuta grazie ai raggi X.

Mercanteinfiera entra nel mondo del digital
Se, invece di perdervi tra gli stand, preferite raggiungere a colpo sicuro il vostro oggetto dei desideri, tra le novità di questa 38esima edizione c’è Mercanteinfiera Teaser, una piattaforma nata da un accordo recentemente siglato con la società bolognese Antico-Antico per agevolare l’incontro tra la domanda e l’offerta delle opere d’arte da parte degli oltre mille espositori della kermesse.

Basta compilare il form esprimendo le vostre preferenze merceologiche tra 19 categorie (gioielli, antiquariato, dipinti, cornici…). Dopo aver ricevuto una mail con le migliori offerte degli espositori potrete recarvi in fiera direttamente allo stand al quale è abbinato il pezzo scelto. E, perché no, perdervi, questa volta senza un preciso obiettivo, ancora a caccia di rarità.
Mercanteinfiera è così, una giostra senza tempo della quale è bello portare a casa un pezzo, che sia un armadio, un cavallo a dondolo o semplicemente dei bottoni colorati o una candela alla lavanda.