di Samantha De Martin

Dal 5 al 13 ottobre alle Fiere di Parma un viaggio nella storia della moda e del costume

Il Museo della Calzatura, protagonista della collaterale “In her Shoes. Due passi nella storia della calzatura”, anticipa alcune chicche in arrivo a Parma.
Chissà quali calli e sestieri avrà battuto la scarpa veneziana del Settecento in pelle di capretto e tela di canapa, con tanto di pattino, conservata oggi al Museo della Calzatura di Villa Foscarini Rossi a Stra, nel cuore del distretto calzaturiero della Riviera del Brenta.
Molto si discosta dalla moderna decolleté della collezione primavera estate 2018 custodita nel Museo di Stra, creata dalla stilista Clare Waight Keller per Givenchy, con il tacco incluso nella tomaia del tallone, proiettato verso l’alto a slanciare la gamba che lo indossa.
Sono due dei tanti modelli presto in mostra a Mercanteinfiera, in occasione della collaterale “In her Shoes. Due passi nella storia della calzatura”, in programma al Padiglione 4 dal 5 al 13 ottobre.
Gli ospiti della Mostra internazionale di modernariato, antichità e collezionismo potranno inoltre apprezzare – in anteprima dopo il restauro avvenuto grazie al Laboratorio “Open Care – Servizi per l’arte” – anche il modello disegnato nel 1969 dallo stilista Marc Bohan per Christian Dior, ricoperto di mosaico Swarovski.
Con il Museo della Calzatura di Villa Foscarini Rossi, Fiere di Parma apre così le porte ad un percorso femminile appassionante, che dalla calzatura delle nobili donne veneziane di fine XVII secolo approda al sandalo ispirato a Blade Runner del britannico Nicholas Kirkwood.
“A Parma – anticipa Federica Rossi, curatrice del Museo – Rossimoda porterà anche un modello disegnato da Marc Bohan per la maison Christian Dior, con fogli in plastica opalescente che simulano la madreperla a comporre la tomaia, intervallati da ricami di perline di vetro bianche, paillettes argentate, strass trasparenti e fili d’argento”.

Christian Dior, 1969

 

E c’è attesa anche per la scarpa disegnata da Phoebe Philo per Celine nel 2013, che prende spunto dai famosi guanti neri di pitone creati da Elsa Schiaparelli nel 1936 e declinati poi anche in guanti dorati con artigli e in anelli per le dita, ispirati all’opera surrealista di Pablo Picasso del 1935.
Provate invece a immaginare quale piede avrà abbellito l’antico sandalo del periodo “Cestaio” della Cultura Anasazi – datato tra il 200 a. C. e il 400 d. C – scoperto nel 1963 in una caverna secca vicino Alamogordo, in New Mexico.
È un raro esemplare “a coda di pesce” portato solo sulla parte anteriore del piede, intrecciato con steli della pianta iucca e caratterizzato da un cinturino simile alle cinghie d’oggigiorno.
Quest’ultimo è il più antico tra i modelli custoditi al Museo di Villa Foscarini Rossi, assieme ai 1500 modelli di scarpe femminili di lusso prodotte dall’azienda Rossimoda dal 1947 ad oggi e che ripercorrono il suo percorso imprenditoriale grazie alla collaborazione con le più prestigiose case di moda del panorama internazionale e alle sapienti mani artigiane del suo territorio, che vantano origini illustri con la Scuola dei “Calegheri” veneziani – una confraternita di calzolai di lusso – testimoniata a partire dal 1260.
Chi invece, da Parma volesse fare un salto a Stra, dove ha sede il Museo, potrà curiosare tra gli altri tantissimi modelli frutto della collaborazione dell’impresa con i più grandi stilisti del mondo, accanto a una piccola collezione di scarpe antiche risalenti al XVIII e al XIX secolo.
È davvero un percorso espositivo affascinante quello che accoglie i visitatori di questo museo aperto al pubblico nel 1995 in occasione dell’anniversario dei cinquant’anni di attività dell’azienda, per iniziativa di Luigino Rossi, proprietario dell’omonimo calzaturificio.
A colpire maggiormente i visitatori è il gentile sposalizio tra arte e moda, visto che il Museo è accolto nell’elegante complesso architettonico seicentesco di Villa Foscarini-Rossi, al centro del distretto calzaturiero della Riviera del Brenta.
Il percorso tematico che valorizza il contributo delle singole case di moda, a ciascuna delle quali è dedicata una sala, dialoga con l’arte, rappresentata dall’apparato decorativo del complesso architettonico seicentesco.
Dai primi due ambienti del pianterreno – con le incisioni di G.F. Costa su Le delizie della Brenta, la raccolta di scarpe antiche e i modelli di primo Novecento – si passa alle creazioni di Donna Karan, Marc by Marc Jacobs e Nicholas Kirkwood, e ancora alla stanza Porsche. Qui la calzatura unisex realizzata per il tempo libero, la guida dell’auto, il passeggio, ricorda l’amicizia che univa Ferdinand Alexander Porsche e Luigino Rossi.

 

La calzatura più antica del Museo della Calzatura di Villa Foscarini Rossi: un sandalo antico del periodo “Cestaio” della Cultura Anasazi datato dal 200 a. C. al 400 d. C. trovato in una caverna secca vicino ad Alamogordo in New Mexico nel 1963

 

Assistiti da San Crispino, protettore dei calzolai, il cui reliquiario è posto nella cappella privata, i visitatori proseguono il viaggio nella storia della calzatura tra il vecchio laboratorio del ciabattino e il tavolo del modellista – con le tavole colori, i cataloghi, gli accessori e gli stampi che documentano l’evoluzione dei tempi moderni – e nella saletta egizia abbellita da decori ottocenteschi ispirati ai viaggi del precedente proprietario della villa, il nobile veronese Negrelli.
E se la stanza della stilista statunitense Anne Klein dialoga idealmente con quella dei suoi connazionali Richard Tyler, Calvin Klein e Vera Wang (quest’ultima creatrice del sandalo disegnato per l’attrice Sharon Stone), i tacchi a spillo lanciati da Roger Vivier per Christian Dior lasciano il posto alle estrose creazioni di Christian Lacroix ed Emilio Pucci. Fiore all’occhiello della stanza Givenchy è invece la preziosa décolleté in raso rossa decorata con perle bianche, che ricorda la scarpa di gala a tacco basso introdotta nel 1962 dallo stilista che prese spunto dalla sua “musa” ispiratrice Audrey Hepburn.
Gli ultimi tre ambienti, un omaggio allo stilista francese Yves Saint-Laurent che ha a lungo collaborato con il calzaturificio, rappresentano l’evoluzione della calzatura negli ultimi 40 anni.
Se visitate Villa Foscarini Rossi, non dimenticate di fare un salto in Foresteria – adibita oggi a centro congressi – dove i nobili Foscarini accoglievano i loro ospiti nel salone delle feste affrescato nel 1652 con un magnifico gioco di prospettiva dal quadraturista bresciano Domenico de’ Bruni.
Il Museo è nato inizialmente come “salotto buono” dell’azienda, per accogliere i clienti importanti e i licenziatari delle griffe. Oggi la collezione ha ampliato il suo bacino d’utenza, rivolgendosi, con i suoi laboratori didattici, anche alle scuole e ai turisti occasionali in visita alla struttura, inserita nel circuito delle Ville venete aperte al pubblico. Dal 2003 il complesso architettonico di Villa Foscarini Rossi e la manifattura Rossimoda appartengono al gruppo finanziario del lusso LVMH, che con grande determinazione, prosegue nell’intento di diffondere la cultura calzaturiera di questo territorio.
Intanto alcune imperdibili chicche vi attendono a Mercanteinfiera, per un inaspettato viaggio nella tradizione calzaturiera della Riviera del Brenta, ma anche nella storia della moda e del costume dalla seconda metà del Novecento ai giorni nostri.